Le mille e una vacanza…

standard 27 agosto 2013 84 responses
“Ciao. 
Mi chiamo Berenice e non vado in vacanza da una settimana.
Cerco di resistere, ma le tentazioni di ripartire sono tante.”

Se esistesse un centro di riabilitazione ci andrei, credo sarebbe affollato. 
Il problema sorge quando ti accorgi che una vacanza è veramente finita.
Io di solito me ne accorgo quando mi tolgo lo smalto, messo con tanta cura prima di partire.
Se deve durare un paio di settimane già il primo giorno si sbecca, garantito.
E allora sei lì che ti cancelli un piccolo pezzettino di ricordi dalle unghie e i piedi ti raccontano di tutti gli asfalti calpestati. 
Pavimenti e piastrelle decorati, maioliche roventi delle due del pomeriggio, sconosciuti marciapiedi, panchine che accolgono lamenti e fanno recuperare sorrisi.
E’ che non basta una vita per raccontare ciò che vediamo. Non bastano le pagine, l’inchiostro, il sapere, la conoscenza. Non bastano gli occhi per rammentare e registrare i passaggi, le andate, i ritorni.
Non basta saper descrivere.
Non basta fare una foto così come vedono gli occhi, come se fosse una prospettiva animata.
Non basta ricordare le sensazioni così forti come le ho vissute, i battiti, il modo in cui mi sfioravi le mani, le carezze del vento sulle guance arse dal sole d’agosto.
Dunque, non rimane altro che saper accogliere il dono di quello che si ha, di quello che si decide di essere, di fare, di vivere. Quello che ho è meraviglioso. Lo colgo e lo custodisco.
Sei tu quello che io desidero.
E’ questa la vita che ho scelto.
Sei quella unica prospettiva che voglio registrare, la vita che mi voglio godere.
Sei quel sorriso che mi merito ogni primo raggio di sole.
Respiro. E’ così caldo che quel sole che entra dalle narici e brucia tutto ciò che trova.
Ma il caldo non offusca l’essenza delle cose, la bellezza delle fiabe d’oriente, i protagonisti e quegli sguardi che nemmeno la migliore fotografia riesce a catturare. Il caldo mi confonde ma scioglie anche questa smania di ricordare e le ansie che mi accompagnano da sempre quando faccio e vivo qualcosa di bello. 
Con il caldo, come in tutte le situazioni estreme, rimane l’essenziale.
L’amore. Il mare. Le intese. L’oceano.
Una valigia a testa, una macchina e più di milletrecento chilometri indimenticabili.
Driiiiiiiiiin…la sveglia è suonata di nuovo…
FOTO FURBA nr1 – GIARDINO DEL GENERALIFE – ALHAMBRA – GRANADA
FOTO FURBA nr2 – ALHAMBRA – GRANADA
DAY & NIGHT – ALCAZAR – CORDOVA
FOTO FURBA nr3 – INGLESI PER UN GIORNO – GIBILTERRA
CONFINI (VENTOSI) – ISLA DE LAS PALOMAS – TARIFA

FOTO FURBA nr4 – OCEANICHE PROSPETTIVE – TARIFA

FOTO FURBE nr5 – SIAMO ARRIVATI…ALLA FRUTTA! – REAL ALCAZAR – SIVIGLIA
10KG IN 12GG – Ibiza, Denia, Alicante, Murcia, Granada, Cordoba, Malaga, Ronda, Gaucin, Casares, Gibilterra, Huerta Grande, Tarifa, El Puerto de Santa Maria, Cadice, Siviglia – LA ZINGARATA ANDALUSA!

Come se non ci fosse un domani.

standard 7 agosto 2013 17 responses
Ho un singhiozzo prepotente.
Sono quasi incosciente.
Stanca.
Misuro con le mani la distanza da qua a domani.
Ogni centimetro si allunga, per effetto del caldo.
Sono minuti molli, fatti di nuvole soffici.
Sono minuti morbidi, ci salto sopra come fossero materassi su un prato verde.

Oggi è quel giorno dove il domani si nasconde.

Dove ogni passo pesa come se alla caviglia avessi una catena.
Dove ogni sguardo pesa come se sulle ciglia avessi un piccolo bottone.
Dove ogni singlo movimento assume dei contorni grotteschi.
E quindi misuro.
Un oggi infinito lo baratto per un domani svelto, che mi accompagnerà dove tutto è giovane, soprattutto la notte.
Chiedo pazienza, a chi mi legge. 
Pazienza per la mia vaga attenzione, pazienza per le mie parole scariche.

Da un’estate all’altra mi è cambiata la vita. In meglio. Ed è tutto vero.
Io ti vedo, domani, anche se ti mimetizzi sull’asfalto rovente.
Non sei un miraggio. Sei qui.
Se sopravvivo alla zingarata andalusa ci rivediamo qui, più abbronzati, rilassati, forse anche più stanchi di prima. 
Mi è passato anche il singhiozzo.

Adios Amigos! Hasta Pronto!

 

Guardia Sanframondi – Centro storico

LA LINEA BIANCA#3

standard 2 agosto 2013 17 responses

Ho un orologio automatico, uno di quelli che non hanno bisogno di pila. Si ricarica sentendo il movimento del braccio. 
Crescendo ti accorgi di quanto lo scorrere del tempo diventi importante dopo una certa età. Fino a quando sei giovane, che poi è una definizione del tutto soggettiva, non ci fai nemmeno caso, anzi, ogni mezzanotte è un traguardo sul quale scrivere fitte righe di diario. 
Per me ogni mezzanotte è un mostro.
Ha le sembianze dispettose di un satiro.
Ha la sagoma dei mostri di Notre Dame.
Corna, denti aguzzi, ali appuntite, uncini affilati. Stanno lì, appollaiati sulla lucente linea bianca, che appare anche nel buio più denso delle mie notti.
Vedo il loro profilo e mi trasformo.
Per colpa di questi incubi ho desiderato che le notti passassero, che le mezzanotti non arrivassero mai, se non quando ero già nei sogni più profondi, per non costringermi a descriverne le sembianze, sul mio diario.
Chimere. Chimere di fiati persi alle fermate del bus, in attesa del prossimo passaggio che mi allontanasse dal mondo che detestavo, per poter chiudere il mio aspetto ingombrante e goffo dentro una mansarda, insieme ai miei pensieri, costretti in queste mani sempre troppo a lungo, che altra via d’uscita non trovano.

« …Era il mostro di origine divina,
leone la testa, il petto capra, e drago
la coda; e dalla bocca orrende vampe
vomitava di foco: e nondimeno,
col favor degli Dei, l’eroe la spense… »
 

Chimere. 
Sospetti bifolchi e pietrificati sgorbi. 
Vi osservo da questo mio giorno infinito, che non conosce più la notte. 

Mi sono trasferita al nord, nei sei mesi di giorno, in cui il tramonto è solo l’attimo prima di un’alba colorata e fredda. Ho portato con me l’orologio automatico, mi muovo per farlo caricare, come se questo gelo potesse inchiodarmi le braccia ed escludere il flusso del tempo dalla mia vita. 
Aspetto che passi il tempo, nella modesta soglia in cui mi sono ordinata di stare, non esiste più la linea bianca abitata nella notte dalle sagome rilucenti odio.
Perché non porto più con me il desiderio di sconfiggere chi si limita ad osservarmi, da lontano. Ho la presunzione di sentirmi così chiara, piena di luce, che nessun ombra deforme può sopprimere il mio sorriso. 

E il ticchettio del mio orologio.

Notre Dame (Parigi) – Chimere

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