LASCIARSI ANDARE.

standard 1 marzo 2017 11 responses

Lasciar andare. Ma perché è così difficile?
Fare in modo che qualcosa fugga via, come l’onda che tocca la spiaggia e si ritira. Fugga via senza lasciare traccia permanente, qualcosa che il secondo dopo venga scordato.
Il nostro cervello immagazzina elementi, ricordi, sensazioni, amori, affetti. Non siamo fatti per lasciar andare. Siamo esseri fallibili e (dis)umani, pronti alla polemica, accesi e scoppiettanti ma mai liberi veramente.

Schiavi.
A volte sono prigioni dorate, volute, desiderate, altre volte dipingiamo noi stessi le sbarre, attendendo che qualcuno ci faccia evadere. Spesso non conosciamo i nostri limiti veri, ci mettiamo alla prova (nella più coraggiosa delle occasioni), ma non vogliamo rischiare. Difficile rischiare, costoso, anche per l’orgoglio.

Lasciar andare un pensiero, una persona, un momento. Rimanere sospesi per quell’attimo necessario ad accogliere il vuoto. Lo sconosciuto.
Lasciarsi andare. Liberare pensieri, capelli, difetti e volontà, dipingersi in un mare di colori, non rispondere più alle aspettative, essere, esistere, vivere.
A cosa si riduce quello per cui esistiamo ogni giorno? Quello per cui combattiamo, ci arrabbiamo, ci arrovelliamo? Lasciarsi andare. Lasciar andare. Trovo siano due situazioni di consapevolezza, da affrontare senza superficialità, ma consapevolezza.
Nonostante la conoscenza di se stessi, non si può decidere degli (e per gli) altri, per quanto si amino. Non rimane che lasciar andare. A volte senza cercare di capire. Lasciar andare.
E, ovviamente, continuare ad amare. Anche quello, spesso, senza capire perché.

Ps: è femmina 🙂

Fermo immagine del cortometraggio disegnato da Salvador Dalì per la Disney, Destino.

assoli e frivolezze.

standard 2 ottobre 2012 4 responses

se volessi parlare per immagini oggi sceglierei questa.

volare. 
animo leggero e inerme, senza peso se non quello del cuore.

oggi a Londra c’era una brezza che faceva muovere “solo le foglie e le persone leggere”.
questo spunto, dato da un mio caro amico, mi ha fatto riflettere.
le zavorre che ci portiamo dentro sono tanto più mentali che fisiche.
bastasse fare diete, smaltire grassi per attaccarsi al tronco di un albero come una banderuola scossa dal vento.
manca il tempo, manca la sensibilità, manca tutto.
mi giro dall’altra parte per fare finta che sia lineare questo vuoto.
è così difficile essere in sintonia con qualcuno, con se stessi, con il tuo vicino di posto sull’autobus.
avete mai provato la solitudine?
il menefreghismo globale è inquietante, lo vedi solo quando sei sola.
la mia condizione, uguale a quella di tanti altri, è solo passeggera?
a volte ne dubito fortemente.
il mio perfezionismo mi porta sempre più lontano dall’essere sopportabile?
pare di si.
tutte le domande che mi rivolgo hanno un lato così pessimista che quasi rimango sconcertata.

devo fare come il latte scremato.
togliere tutto ciò che c’è in più e lasciare la parte magra.
ora vado, il latte bolle.

MOVING…

standard 26 settembre 2012 2 responses

mi vorrei spostare con la schiena carica di cose.
con calma.
viscida e soddisfatta del mio percorso.
sono una chiocciolina e passo da una foglia all’altra, cercando un nuovo mondo da esplorare, con le mie piccole antenne. 

vorrei voi, tutti.
che prendeste le mie cose, la mia casa intera, sulle vostre spalle, e la portaste giusto lì, dove mi sto per trasferire.
dai. dai per piacere!
scusate, sto solo traslocando, non sono improvvisamente impazzita. 
insomma…chi mi aiuta?
scarsa poeticità e infiniti desideri di passione. forte, vera, senza veli e vergogne.
  

non dire gatto…

standard 13 giugno 2012 Leave a response

sfioro le cose e queste, come fosse un afflato velenoso e forte, svaniscono.
sfioro un sorriso, forse lo rincorro troppo ed esso, impietoso, svanisce.
probabilmente tutte le cose che critico, le persone che si allontanano, che mi rifiutano, non sono tanto peggio di me, di quello che credo di essere io. la loro mediocrità mi riflette pienamente, il rispetto che ho per me stessa equivale a ciò che leggo nei loro occhi: al niente. al vuoto, all’indifferenza.
quello che valgo pare che scompaia ogni giorno, ogni qual volta che qualcuno si prende la briga di rifiutarmi, di fare a meno di me. io decido di fare a meno di me.
decido che vorrei andare via, diventare diversa, di pietra. arrivare in un eremo, dove nessuno mi può raggiungere e scalfire la mia anima, il mio sorriso lungamente desiderato.
tutto quello che continuo a fare invece è strisciare. 
strisciare nell’ombra dove comunque sempre qualcuno può vedermi e ridurmi in poltiglia.
cerco di fare di più, anche stavolta.
ma statemi lontano, sono nociva.

Any Given Sunday.

standard 3 giugno 2012 Leave a response

Penso sia assolutamente normale.
Pensare che passi, che voli via, che ogni pensiero svanisca.
Invece ti trovi sdraiato sull’erba, a guardare un fiore dal basso, a guardare le nuvole, il cielo, a toccare con mano il fresco del prato e a sentire il profumo di ogni fiore.
E la malinconia ti abbraccia di nuovo.
Densa di solitudine e consapevolezze nuove, portate dai sogni e dalle parole di ogni giorno.
Non è una malinconia triste, è diversa da quella che narravo mesi fa. E’ indubbiamente mutata, si è fatta quasi concreta ma non mi fa del male.
Ciò che ho raggiunto, maturato, pensato in questo periodo è degno di nota, ve l’ho raccontato passo passo. Sono qui, che condivido anche questo momento di assoluta introspezione e poca voglia di parlare o scrivere o concretizzare i pensieri. Strano per me, ma ogni giorno capitano cose che non ti aspetti, anche alle persone più rigide nel loro modo di esprimere i loro disagi, tipo me.
Posso dire questo, per certo, posso dire che ho imparato. Ho lavorato e ho imparato a rendere la mia vita un “luogo” di qualità. Sto imparando a non avere paura, a non subire la dipendenza da certi meccanismi che certamente hanno uffuscato (inconsapevolmente) la mia vita. La qualità appunto. 
In questa mediocre domenica una qualità data dai traguardi recenti, non sempre spiegabili, non sempre quantificabili, ma che sento dentro di me.
Lontana da dispensare sorrisi gratuiti me ne sto sdraiata sul mio prato.
Osservo i movimenti dati dal mio respiro.
Curo le mie ferite, una per una, fisiche o meno che siano.
Ma è comunque un giorno che pago, in qualche modo, che si prende il suo dispettoso compenso finale, quello di ricordarmi che la mia strada è ancora lunga.
Ogni maledetta domenica.

Ma le strade da percorrere mi piacciono. Sarebbe molto peggio non averne.

“Si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini”

Non voglio mancare all’evoluzione della mia storia. 
A presto, gentili lettori. 

Passare sempre dal via.

standard 4 giugno 2010 1 response
avere la consapevolezza di ciò che si prova è l’inizio per rivoluzionare la propria vita.
è solo da questo punto che posso continuare a sorridere,
a camminare a testa alta,
a sentire il cuore che batte, il sole che mi acceca e mi scalda.
descrivere i propri sentimenti, le sensazioni, i momenti scegliendo tra un arcobaleno di colori è sempre stata una mia prerogativa, cogliere le sfumature, sfiorare i cambiamenti dandogli il nome di un riflesso, concretizzare un istante fermandolo con delle parole.
cos’è la vita senza il colore della vita stessa?
cosa sono io se non una volontà di passione e sentimento?
cosa può essere migliore di sentire il proprio cuore allineato con i propri pensieri, constatare che tutto ciò che si crea, in una giornata, è in sintonia con se stessi?
oggi mi sento diversa.
diversa, consapevole, matura.
oggi mi sento innamorata.
un amore che copre ogni sfumatura e ogni colore primario.
oggi mi sento pronta per cambiare di nuovo, perchè questa so che non è la mia strada.
essere matura mi serve per non vedere solo del brutto in questo.
dunque, si ama, si ricomincia. da zero, da se stessi, ogni volta.

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